Marta scrive al Sindaco
Firenze, 13 settembre 2009
Al Sindaco del Comune di Firenze
Dr. Matteo Renzi
Palazzo Vecchio
Caro sig. Sindaco,
Sul Corriere Fiorentino, fra le foto dell’iniziativa “Un bacione a Firenze”, con stupore e piacere mi sono riconosciuta mentre aiuto una commerciante a ripulire le cabine telefoniche di Piazza dei Ciompi.
La Presidente del Mercatino, lì vicino, restaurava il cartellone turistico “io sono qui”. Questi cartelli sono stati vandalizzati dappertutto, mentre sono bellissimi ed apprezzati: nel pomeriggio alcuni turisti sorridentissimi vi si fotografavano accanto.
Riccardo, promotore del gruppo Facebook per salvare il mercatino, ha tolto con un amico i mucchietti di guano di piccione dallo scalino della Loggia del Pesce.
I venditori del Mercatino ed i restauratori dei negozi circostanti hanno cancellato scarabocchi e sfregi dalle pareti degli stands e dai bandoni.
Francesca, pur ripulendo da sola il marciapiede davanti alla Standa veniva da noi per procurarsi materiali e rifocillarsi: una ragazza fresca e comunicativa; anche coraggiosa perché si è mossa da sola in un luogo “difficile” ottenendo simpatia e collaborazione da quel luogo difficile (una zingara ed un barbone le si sono affiancati per un po’).
Eravamo in molti ieri in Piazza dei Ciompi ed abbiamo molto lavorato e molto realizzato. Le testimonio che l’intento da Lei indicato è stato raggiunto: pulire in collaborazione, con vicinanza, verso un rapporto di amicizia.
Non è mancato il tavolino con bibite e biscottini per lavoratori e visitatori (alcune persone non potevano collaborare ma ci hanno incoraggiati); purtroppo posizionato dalla parte opposta della Loggia del Pesce, da maggio privatizzata come spazio esterno del Bar Plaz.
Fin qui il resoconto della nostra felice esperienza di ieri, con la quale – abbiamo letto sul giornale – ci siamo procurati anche un credito con il Comune.
Per quella parte di credito che i residenti di questa zona si sono guadagnati, La prego di porre rimedio allo strapotere dei moltissimi bar notturni all’aperto (troppi, troppo serali e notturni, troppo all’aperto) che minano la vita domestica e la salute degli abitanti. Il rumore di questo divertimento sghignazzante condito ogni tanto da musica ad alta amplificazione (come se si fosse in un parco anziché in strade strette ad alta intensità abitativa; ma l’amplificazione non ha regole di modulazione a seconda dei luoghi?) entra nelle case a finestre chiuse, imposte serrate, tende tirate e mette prevaricante è simile al fumo delle sigarette: come il fumo passivo anche la violenza del divertimento subito lede i diritti alla salute ed alla libertà dei cittadini.
La passata amministrazione ha molto puntato sulle attività economiche legate al divertimento in strada concedendo i più pregiati (e “sacri”) spazi della città a prezzi irrisori (molto, molto inferiori a quelli praticati ad altre categorie da commercio su suolo pubblico) credendo che la movida arrestasse il degrado della città. Mi sembra che in 5 anni non ci siano stati risultati apprezzabili e che anzi la sporcizia ed il degrado siano cresciuti.
Non si potrebbe dichiarare che l’esperienza è conclusa, che Firenze (nonostante la fioritura di catene e l’incanalamento a mandria dei pedoni) non è il lungomare di Viareggio e dedicarsi a sostenere economicamente piuttosto i luoghi di divertimento al chiuso, con i doverosi servizi per i fumatori?
In questa zona aspettiamo con ansia la riapertura del Cinema-Teatro Alfieri e speriamo nel ripristino di molte sale da conferenze, spettacolo, musica che nel tempo sono state sottratte al Centro. Se c’è da poter dare qualche “facilitazione” economica diamola al divertimento costruttivo.
Mi scusi se insisto, ma il divertimento disimpegnato, improvvisato ed euforico è parte dell’emergenza educativa: problema che attualmente mi sembra “la madre di tutti i problemi” perché attenta al pensiero, all’intimità della persona (lo spazio interno).
Qui in zona c’è la prova provata del disastro cui si va incontro: Piazza Sant’Ambrogio non esiste più: si sono oscurate l’armonia paesaggistica, la storia ed anche la Fede.
Piazza Sant’Ambrogio, prima di essere incatenata ed asservita al commercio era il crocevia di varia umanità: ci si incontravano gli abitanti, gli studenti, i commercianti di tutte le età. La Chiesa, protagonista della visuale, predisponeva i passanti ad ascoltare i loro pensieri (anche i loro pensieri). Il Parroco ha fatto tutto il possibile per sostenere la centralità della Chiesa – importantissima – ma il Comune ha finora privilegiato i locali ed il messaggio pagano che esibiscono.
Gli abitanti “veri” del territorio la rivorrebbero: rivorrebbero gli spazi tolti per darli “a chi paga” (poco al Comune, moltissimo al proprietario del fondo di appoggio) e li gestisce con piglio privatistico ed arrogante.
Caro sig. Sindaco protegga la vita dei residenti “veri”, di quelli che tengono famiglia, preoccupazioni, impegni e possono divertirsi nei giorni festivi e durante le ferie (la famosa ed autorevole teoria del settimo giorno); di questi, durante la scorsa Amministrazione se ne sono dovuti andare in tanti… ed anche questo è un dato significativo. Se altri dovranno scappare Lei potrebbe diventare il Sindaco senza cittadini, come sta avvenendo a Venezia; e Firenze potrebbe diventare una città morta al soldo degli speculatori.
Comunque Lei ha già dato molte prove che vuole Firenze viva; e noi cittadini “veri” le abbiamo dato prova che l’ascoltiamo e l’apprezziamo.
Cordialmente,
Marta
“Che cosa sarebbero queste città «invisibili» se non facessero attrito con le città «visibili» che abitiamo, o meglio che siamo costretti ad abitare, ridotte ormai a un intrico di segni corporali, verbali e merceologici in cui ciascuno parla per non ascoltarsi, e vive per non ricordarsi di vivere?”
“«Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio». Cioè dare agli autentici valori umani lo «spazio» perché si realizzino nella «storia»”.
Da: Giuseppe Bonura, Invito alla lettura di Calvino, ed. Mursia 1972

